Josey Pavilion: il biophilic design si tramuta in fascino nelle praterie del Texas

Lontano dai grattacieli e dalle fiumane accalcate nei treni metropolitani, lontano dalle passerelle e dai tabloid, lontano dallo stress finanziario ed assicurativo, l’America riesce ancora a mantenere uno strano fascino inveterato. Sì, un curioso mistero fatto di vento e rivoli d’acqua, che si dissolve nei deserti e si riscopre sulle colline, nei golfi, negli oceani. Noi europei poco ne capiamo e spesso anche loro, gli Americani, sembrano scordarsene.
Non è infatti un caso che negli ultimi anni si sia avvertito, proprio in quegli stati dell’America più profonda e misteriosa, un forte desiderio di riavvicinamento con la propria terra, un’attrazione all’insegna del rispetto e dell’innovazione.
A Decatur, distante alcune miglia da Dallas, in Texas, tutto ciò è stato espresso da un gruppo di architetti, lo studio Lake Flato, che nel Josey Pavilion ha saputo conciliare perfettamente questo bisogno di riscoperta con la nuove tendenze estetiche ed etiche del biophilic design.

© AIA – Dror Baldinger, Casey Dunn

Una quercia tra i prati

Il progetto, a differenza di molte altre opere green, si presenta abbastanza spartano e privo delle tipiche curve e sinuosità che cercano di riprodurre i moduli naturali. Troviamo infatti solamente due padiglioni realizzati in solida quercia rossa texana, tra di loro collegati attraverso un semplice cortiletto, con intorno a circondarli una sconfinata distesa verde. Uno dei due edifici ospita un ambiente impiegato come aula per brevi seminari riguardo il territorio e la sua valorizzazione, mentre l’altro è stato pensato come zona relax per chi lavora nei pascoli o nella manutenzione della struttura. Possiamo quindi trovarvi una cucina, servizi igienici, alcuni posti a sedere e un’immensa veranda. E questo è uno dei punti fondamentali. Il Josey Pavilion è pensato per vivere in simbiosi con ciò che lo circonda, perciò non si nega all’esterno, e si priva dei muri per trasformarsi in una sorta di albero, un luogo dove si può stare all’ombra e sdraiarsi, dove perdersi un po’ per poi riprendere a lavorare con carica ed entusiasmo.

© AIA – Dror Baldinger, Casey Dunn

Uno scambio di sorrisi tra uomo e natura

Gli architetti hanno carpito gli elementi essenziali dall’esperienza della natura senza dover per forza sbizzarrirsi in barocche visioni dal sapore quasi Art Nouveau. Hanno preferito conferire ai due padiglioni una solennità e un’eleganza dovute ad una solidità che però scopre sé stessa solo in ambienti vasti, luminosi e costantemente aperti. Una solennità che diviene subito bonaria non appena qualcuno entra nell’edificio, in una struttura che, per volontà dell’ente proprietario (la Dixon Water Foundation), non si scorda mai di esser nata dalla volontà di ricucire ogni strappo tra uomo e natura. A questo punto perciò non sorprenderà scoprire che il Josey Pavilion ha ridotto il suo impatto ambientale a zero, con i pannelli solari, il sistema di purificazione delle acque e il sistema di riciclo dell’aria, a garantire tutto il fabbisogno dell’edificio e di chi lo utilizza. Ognuno infatti entrando in uno dei due padiglioni potrà respirare dell’aria fresca, sedersi in veranda, trovare le praterie, scoprirle verdi, infinite e di nuovo misteriose.

By | 2020-05-13T09:01:57+00:00 maggio 13th, 2020|architecture and design, Biophilic Magazine|0 Commenti

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