Di cosa parliamo quando parliamo di biophilic design

A pochi chilometri da Madrid ci sono degli uffici completamente immersi nella natura: tutte le scrivanie affacciano sul bosco attraverso una vetrata ampia quanto l’intero lato dell’edificio, che prosegue, curvandosi, fino alla metà del soffitto, aprendo così la vista alle chiome degli alberi che sovrastano la struttura. I dipendenti, pur stando seduti alla propria postazione, hanno intorno a loro i colori e le luci della foresta.

Lo studio di architettura Selgas Cano è un ottimo esempio da cui partire per cercare di parlare di biophilc design.

Studio Selgas Cano – © Iwan Baan

Caratteri generali: anche la città può essere natura

Con il termine «biofilia» si definisce la tendenza umana ad essere attratti da tutto ciò che è vivo e quindi riconducibile alla sfera naturale. Quella del contatto con la natura è una vera e propria necessità dell’uomo ed il biophilc design parte da questa necessità per progettare spazi pensati per dare una forma armonica a questo bisogno di coesistenza.

I principi del biophilic design possono riassumersi in caratteristiche piuttosto semplici: grande presenza di luce naturale, ambienti arieggiati, utilizzo limitato di materiali sintetici e, soprattutto, spazio dedicato alla vegetazione. Queste linee guida possono essere applicate per i grandi edifici pubblici, per abitazioni private, per uffici e, in generale, per l’arredamento di interni.

A differenza del più generico design green, il biophilc non solo si pone il problema dell’impatto ambientale di un’opera, ma ricerca il modo migliore per integrare natura e costruzione nello stesso luogo. In questo modo gli edifici si fanno paesaggio, i luoghi dell’abitare quotidiano, sia pubblico che privato, possono smettere di essere semplici fondali di routine ma diventare spazi che concorrono al benessere della persona.

One Central Park – ©  John Gollings Photography

Biophilic design e benessere

Dal 1983 l’OMS riconosce come patologia la Sick Building Syndrome, cioè la Sindrome dell’edificio malato. Questa patologia, dal punto di vista medico, rappresenta una delle maggiori evidenze degli effetti negativi che una cattiva progettazione degli ambienti di lavoro – e di vita, più in generale – può avere sulla salute dell’uomo. Ambienti chiusi, con uno scarso ricambio d’aria, con colori e forme che affaticano la vista e con illuminazioni disturbanti aumentano i livelli di stress e affaticamento, peggiorando l’umore e la capacità di concentrazione.

La miglior soluzione per contrastare questi effetti è il contatto con la natura.

Uno studio del 2010 condotto dai ricercatori britannici della University of Essex ha rivelato che sono sufficienti appena pochi minuti al giorno trascorsi all’aria aperta o immersi in uno spazio verde per migliorare l’umore, il recupero dalla stanchezza e l’autostima, soprattutto fra le persone stressate o sedentarie.

In città in cui al grigio delle strade segue il grigio dei palazzi, in città soffocate dal cemento e annerite dallo smog, ridare spazio e centralità al verde è soprattutto ridare fiato e ridare luce a chi abita la città. In questo modo il biophilc design riesce a dimostrare come la cura nel progettare e nel preservare l’ambiente intorno a noi possa essere, più consapevolmente, cura per noi stessi.

Parlare di una prospettiva biofila nell’architettura e nel design significa, quindi, parlare di una volontà di armonia e di benessere che possa spingere a ri-pensare il rapporto tra persona e luogo, immaginando intorno a sè un posto in cui sentirsi al proprio posto.

2020-05-13T08:27:43+00:00

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