Resin art: quando l’arte cattura la bellezza liquida del mondo

Le resine epossidiche sono un bicomponente: miscelando tra loro la resina e un indurente si ottiene una reazione chimica che fa passare progressivamente la resina dal suo stato liquido ad uno stato plastico e solido; nel suo stato solido la resina mantiene una caratteristica brillantezza, un effetto di semi-trasparenza e la morbidezza delle forme.

Utilizzata frequentemente in campo industriale, soprattutto nella produzione di imbarcazioni, la resina ha trovato una sua applicazione anche nell’arte e nell’artigianato; ormai gli usi sperimentati negli anni sono molteplici, così come i prodotti realizzati: pavimentazioni, anelli, quadri, sculture, tavoli, oggetti di design.

La diffusione di questa affascinante tecnica ha avuto origine prima negli Stati Uniti, nel Canada e in Australia, poi negli ultimi anni ha trovato nuovi spazi e nuovi interpreti anche in Europa e in Italia.

Un’arte fluida

La grande magia della resin art risiede nella sua incredibile capacità di catturare nella sua solidità e immobilità le caratteristiche di un materiale fluido e dinamico; grazie all’aggiunta di pigmenti colorati o altri additivi le opere di resin art riescono a creare e ondate di colore che mantengono tutto il dinamismo del momento in cui sono state realizzate.

Le tecniche in questa disciplina sono veramente tante e variano da artista ad artista, così come le possibilità di sperimentazione; noi abbiamo deciso di approfondire oggi due artisti che hanno interpretato in modo differente la resin art. Da una parte Marina De Carlo, con le sue creazioni legate al mondo e ai paesaggi marini, dall’altra l’artista americana Klari Reis, conosciuta a livello mondiale per la sua serie Petri Dish, una collezione di macchie circolari e multicolore.

Klari Reis, resin art dagli USA

Klari Reis è un’artista statunitense le cui opere sono state raccontate dalle testate di tutto il mondo, dal New York Times al The Financial Times. In una interessantissima intervista rilasciata a Donata Marletta su Digicult Klari Reis ha parlato della sua esperienza con la resin art; l’artista americana racconta come per arrivare ai risultati odierni ci sono voluti tanti anni di sperimentazione, per affinare la tecnica e raggiungere il risultato voluto: «quando ho iniziato a lavorare con il materiale credo che le mie immagini fossero molto più minimali e più casuali. Avevo meno controllo. Nel corso degli anni ho una comprensione maggiore di cosa accadrà e di come controllare i materiali».

Un controllo dei materiali che nella resin art non è mai definitivo e totale, come racconta Klari Reis, ma che proprio per questo può regalare incredibili sorprese: «non posso assolutamente controllare tutto, a volte i coloranti si diffondono più di quanto speravo o i colori diventano un po’ più confusi di quanto immaginassi, tuttavia questo elemento del caso porta anche eccitazione e vulnerabilità alla mia pratica. Mi piace anche aggiungere e provare nuovi coloranti e pigmenti per ottenere nuove combinazioni di colori o reazioni chimiche».

Marina De Carlo, emozioni tra le onde

Ogni linguaggio artistico ha una sua origine, a volte manifesta, altre volte intima e nascosta; quando tempo fa abbiamo intervistato Marina, lei ci ha detto: «la mia arte nasce da un dolore, forte, squarciante, da una ferita che fa fatica a rimarginare ed è per questo che sono alla continua ricerca di una pace che sento di far vivere in ogni mio quadro». E questa ricerca di pace si vede in ogni quadro di Marina, in questi magnifici paesaggi, mai banali, che incredibilmente prendono vita grazie alla loro tridimensionalità.

Le opere di Marina si distinguono per lo sperimentalismo e per l’uso di materiali sempre nuovi e particolari; «la mia voglia di sperimentare unita alla mia perenne curiosità mi porta verso lidi artistici vergini. Mi piace unire sulla mia tela vari materiali come il cemento, la resina e i muschi stabilizzati. Mi piace creare tele tridimensionali dove ci si può rispecchiare, adoro i paesaggi naturali non scontati».

Tra i paesaggi rappresentati da Marina il più ricorrente è il mare, che acquista veramente la sua lucentezza e la sua profondità, le onde di resina si infrangono veramente sugli scogli del quadro: «adoro il mare perché lo sento affine, il mare mosso è la mia anima , la mia fotografia più vera».

By | 2020-05-18T15:55:20+00:00 maggio 18th, 2020|art and handmade, Biophilic Magazine|0 Commenti

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